Nel Centro di Villa S. Maria sono stati predisposti spazi e laboratori attrezzati per ospitare tutte le tecniche musicoterapeutiche approvate dalla World Federation of Music Therapy nel IX Congresso Mondiale di Washington.
Al piano inferiore si trovano due laboratori (uno per trattamenti INDIVIDUALI ed uno per trattamenti di GRUPPO) attrezzati per tecniche di MUSICOTERAPIA ATTIVA (modello BENENZON, modello NORDOFF-ROBBINS, BMT, Musicoterapia comportamentale o Behavioral Music Therapy e musicoterapia analiticamente orientata secondo il moello di Mary Priestley).
Ciascuno di questi laboratori è provvisto di pavimento vibratorio (uno di essi anche di pareti vibratorie), di un ricco corredo di strumenti musicali di tipo etnico e della serie ORFF, nonché di un sofisticato impianto di audio diffusione per la commistione di ambientazioni sonore preregistrate e di produzione sonora dal vivo.
Uno dei laboratori è provvisto anche di pianoforte a coda. I laboratori sono insonorizzati e dotati di un impianto di videoripresa dei trattamenti, sia in formato digitale che analogico.
Al piano superiore si trova il laboratorio destinato ai trattamenti di MUSICOTERAPIA RICETTIVA e di MUSICOTERAPIA IMMAGINATIVA (modello GIM – Immaginazione guidata e musica di Helen Bonny) ed il lettino sonoro destinato alla TERAPIA VIBROACUSTICA (modello del Prof. O.Skille).
Le Tecniche Psico-Musicali utilizzate nel centro
Il modello BENENZON propone una concezione della musicoterapia come “disciplina che utilizza il suono e il movimento per provocare effetti regressivi”. Questa premessa rivela che alla base della concezione della musicoterapia di Benenzon vi sono presupposti teorici di tipo psicoanalitico. Benenzon considera la musicoterapia una disciplina paramedica, che trova le sue basi scientifiche nell’ambito clinico e terapeutico. Il principio sostanziale del metodo (ISO) consiste nel rispecchiamento del paziente da parte dell’operatore e nella apertura di un canale di comunicazione di livello regressivo e di natura squisitamente sonora.Il musicoterapeuta dovrà sfruttare i canali di comunicazione aperti precedentemente, dovrà elaborare un’ipotesi sull’ISO (Identità Sonora) del paziente e tentare una integrazione con la produzione sonora proposta dallo stesso. Il messaggio di risposta dell’operatore agli stimoli sonori proposti dal paziente dovrà consentire allo stesso di potersi riconoscere e trarne gratificazione.
Paul NORDOF e Clive ROBBINS hanno imposto un loro metodo in istituti europei e statunitensi con bambini affetti da disturbi lievi e gravi di apprendimento (inclusa la sindrome di Down), con pazienti affetti da autismo, con pazienti affetti da disabilità psico-fisiche, con pazienti affetti da disturbi dell’udito. Questo metodo, di marcata matrice educativo-pedagogica, prevede una seduta di gruppo in cui si imparano diversi ritmi per aiutare i movimenti del corpo e la coordinazione. La musica “suonata”è collocata al centro dell’esperienza e le risposte musicali costituiscono il materiale principale per l’analisi e per l’interpretazione. Gli autori sostengono che il terapista deve essere un musicista esperto dal momento che l’uso di uno strumento è centrale nel loro stile lavorativo. Essi hanno formato prevalentemente i terapisti all’uso sofisticato del pianoforte. Nel lavoro di gruppo invece gli strumenti usati sono diversi.
La Musicoterapia ANALITICAMENTE ORIENTATA è uno sviluppo di quella che inizialmente era chiamata Musicoterapia Analitica. Il modello, elaborato dalla violinista Mary Priestley negli anni ’70, pone le proprie basi nella psicoterapia analitica di stampo Junghiano. Il metodo è da lei definito come segue : “Musicoterapia analitica è il nome che è prevalso dall’uso simbolico, orientato analiticamente, di musica improvvisata dal musicoterapeuta e dal paziente”.
È utilizzata come mezzo creativo per esplorare la vita interiore del paziente in modo da disporre di una via verso la crescita ed una maggiore auto-conoscenza. L’elemento musicale è utilizzato come possibilità catartica, cioè come mezzo attraverso il quale il paziente scarica le proprie tensioni psichiche determinate da conflitti. Attraverso la musica e la simbologia musicale ad essa legata il paziente può esplorare nuove possibilità ed attraverso il simbolo intergare aspetti conflittuali. Inizialmente con pazienti psichiatrici, questo modello è impiegato con soggetti capaci di simbolizzazione e con bambini ed adolescenti con un ego debole. Il musicoterapeuta con formazione analitica si pone come “contenitore” in cui il paziente può entrare ed esplorare nuovi modi di essere, di porsi, di fronte a relazioni o a situazioni.
La BMT detta anche Musicoterapia Comportamentale si è sviluppata particolarmente negli USA ed ancora costituisce negli Stati Uniti il modello principale di intervento musicoterapico. È un metodo che predilige l’uso della musica come rinforzo contingente o come stimolo per aumentare o modificare comportamenti adattivi o eliminare comportamenti distorti. Il Musicoterapeuta Comportamentista utilizza tecniche di sensibilizzazione, desensibilizzazione, condizionamento, rilassamento.
Egli si avvale della musica come elemento di strutturazione del tempo, focalizzazione dell’attenzione o come vero e proprio rinforzo al fine di modificare alcuni comportamenti considerati negativi.
Il metodo GIM è stato elaborato da Helen Bonny agli inizi degli anni settanta. Esso utilizza la potenzialità della musica come evocatrice d’immagini e come strumento di esplorazione all’interno della coscienza. H. Bonny ritiene che la musica possegga la capacità di entrare a fondo nella coscienza per modificare condizione fisica, emozionale, intellettuale e spirituale. I trattamenti consistono in un’esplorazione di sé centrata sulla musica ed utilizza specifici programmi musicali per stimolare e sostenere l’apertura dinamica di esperienze interiori, offrendo alle persone la possibilità di integrarle.
La TERAPIA VIBROACUSTICA nasce intorno ai primi anni settanta a seguito di un incontro tra i terapeuti Olav Skille e Juliette Alvin. Dalle ricerche conseguenti a tale incontro vengono fissati tre parametri scientificamente certi, punto di partenza dell’applicazione delle vibrazioni musicali sull’uomo: a) le basse frequenze producono rilassamento, b) la musica ritmica favorisce aumenti della pressione sanguigna, c) la musica a forti volumi ingenera aggressività. La prima applicazione vibratoria riguarda la creazione del cosiddetto “bagno di musica”, atto a ridurre l’ipertono muscolare dei muscoli estensori e flessori di pazienti con paralisi cerebrale. La semplice vibrazione meccanica prodotta da un generatore si rivela già un efficace sistema. Ma confrontando questo accorgimento con il primo dei tre parametri descritti dagli Autori del metodo ci si rende conto che, in effetti, il lavoro va sviluppato nell’ambito delle basse frequenze. A partire, quindi, dai primi anni ottanta vengono testate frequenze atte ad agire su determinati problemi o danni fisici. In Norvegia il Bagno di Musica prende il nome di Massaggio sonoro a bassa frequenza. Lo scopo è quello di immergere simbolicamente il corpo umano in un ambiente sonoro e vibrazionale : un lettino con tre coppie di altoparlanti collegate ad un lettore di CD mediante un amplificatore. Lo scopo è quello di trasmettere più suoni simultaneamente, che il paziente riceve in parte attraverso il canale uditivo e in parte attraverso il corpo. Le vibrazioni emesse dalle basse frequenze interagiscono con il sistema nervoso autonomo in aderenza alle frequenze Hertz somministrate. |